Tra le righe di Nabokov

Mio padre era un uomo amabile e indulgente, una macedonia di geni razziali: cittadino svizzero, aveva antenati francesi ed austriaci, con un tocco di Danubio nelle vene”.

Nelle prime pagine di Lolita (Nabokov, 1955) il protagonista descrive così il proprio padre. Il termine macedonia, che è normalmente utilizzato per descrivere un insieme eterogeneo di frutta, viene impiegato per narrare la provenienza paterna. Così come la macedonia è ricca di diverse qualità di frutti, che ne sono la peculiarità e merito della bontà, anche il padre viene identificato con un miscuglio di nazionalità.

L’utilizzo di questa metafora esalta il carattere positivo della disomogeneità, che rende l’uomo interessante e importante. Questa scelta dimostra il rispetto verso la figura paterna: se l’autore avesse voluto dare una connotazione negativa, avrebbe utilizzato probabilmente un’espressione come “incrocio di razze” che ricorda gli animali, abbassando notevolmente il grado della persona.

Questo è solo un esempio di metafora che rende almeno un pochino l’idea della scelta minuziosa e della ricchezza di termini con cui Nabokov avvolge il lettore.



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