Come si arriva a banalizzare le metafore

Se ignoriamo molte delle metafore che udiamo, leggiamo e pronunciamo ogni giorno, è per via di una separazione netta che tendiamo a utilizzare nel linguaggio: tra quello formale, solitamente scritto od orale (in situazioni particolari), e quello informale. In questo modo si pensa che certe sfumature nel parlato siano proprie solo dei grandi autori e oratori.

In realtà il linguaggio quotidiano, sebbene sia più spiccio e sintetico di quello formale, è ugualmente ricco di aggettivi ed espressioni cariche di colori che movimentano il discorso.

Basti pensare al dialetto: alcuni modi di dire o proverbi sembrano essere più incisivi nella forma dialettale che nella traduzione italiana. Questo appunto perchè ci sono delle espressioni particolari per ogni situazione che permettono di potenziare al massimo il significato di ciò che stiamo dicendo.

Ma seguendo la logica distorta di cui ho parlato in principio, a scuola le metafore ci vengono insegnate come divise in due grandi categorie:

  • quelle che troviamo nei classici e nelle poesie: figure retoriche tanto belle, ma altrettanto improbabili da utilizzare nel quotidiano;
  • esempi tratti dal quotidiano, scelti tra i più evidenti, ma anche meno frequenti: “Sei un mostro”, “Luca è un fulmine”, “Giada è un’acquila” (solo per ricordare alcuni tra gli esempi che piacciono tanto ai libri di grammatica);

Vedendo queste come possibilità di applicazione delle metafore, è logico dedurre che non utilizziamo quasi mai queste espressioni. Tuttavia è bene andare oltre le apparenze e scoprire che il parlato è trapuntato da metafore e ne è ampia conferma questo blog! =)


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