Scienza: cellula o meccanismo?

Ripercorrendo la storia della scienza, si può notare come il suo sviluppo non sia stato e non sia tuttora né lineare né coerente, bensì si possono individuare periodi di progresso abbastanza costanti, alternati da vere e proprie rivoluzioni che hanno cambiato il modo di fare scienza e a volte anche gli oggetti di studio della stessa.

Riprendendo il testo di Gian Piero Turchi (Dati senza numeri, Monduzzi Editore 2009) propongo due diverse metafore per descrivere la scienza:

–         Metabolismo cellulare: prendendo una metafora dalla biologia, si descrive lo sviluppo scientifico come un processo diacronico in costante e continuo cambiamento;

–         Meccanismo: pensando alla scienza come a un meccanismo, il suo sviluppo non è lineare, bensì può essere interrotto: si può interrompere o addirittura rompere.

Nel secondo caso la scienza viene vista come un oggetto ben definito che si può staccare dalla società e dalla cultura attraverso cui inevitabilmente si sviluppa. Questa è una concezione che non ha fondamento in quanto, nonostante la scienza abbia assunto numerose sfaccettature nel corso del tempo, nel suo sviluppo ha mantenuto alcuni aspetti di epoche precedenti, aggiungendone altri man mano ed eliminando ciò che oggi risulta superfluo e poco spendibile.

Ma questo fa tutto parte di una continua evoluzione che porta sempre lo stesso nome di scienza: non si possono distinguere scienze migliori o peggiori che sono comparse nel tempo, ma solo diversi stadi di una stessa evoluzione.

 

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