Proposta di rigenerare la scuola: non solo in metafora

Oggi voglio condividere con voi uno stralcio di articolo di Marco Lodoli, letto ieri su LaRepubblica.it. Già a poche ore dalla pubblicazione sono stati numerosissimi i commenti che ha scatenato l’autore con un tono decisamente critico riguardo un tema più volte discusso in giornali, siti, conferenze e manifestazioni. Si parla della scuola: la sua organizzazione e le scelte didattiche, il tutto farcito con moltissime metafore.

(…) il solito sacrosanto coro di lamentele accompagna come tutti gli anni la riapertura delle scuole (…)la Gelmini non ha aiutato granché il pericolante edificio dell’istruzione statale, anzi quando ha potuto ha mollato qualche bel colpo di piccone. E se il pesce puzza dalla testa, il resto del corpo è già abbastanza fradicio (…)
Ma vogliamo provare, invece di piagnucolare al vento, a dire come andrebbe corretta la scuola italiana, quali sono i deficit e quali i possibili rimedi? In che modo lo spirito del tempo ha inquinato l’idea della conoscenza, e come si potrebbe rilanciare il sogno di un mondo che studia, apprende, diventa comunità già nelle aule e nelle palestre e nei cortili della scuola? (…)
Tutto è cominciato a precipitare nel momento in cui qualcuno ha stabilito che l’emotività è l’unico campo in cui si realizza il giovane. Sappiamo bene l’importanza delle ragione del cuore di

Pascal, del pensiero emotivo, della forza creativa che vive nei sentimenti e certo non vogliamo che i nostri ragazzi a scuola divengano dei robot: però ho l’impressione che sia stata una debolezza micidiale la rinuncia alla logica, alla razionalità, all’analisi e alla sintesi, all’intelligenza che sa muovere i pezzi sulla scacchiera e le parole nel discorso e i numeri nei quaderni a quadretti.

Questo è solo un pezzo del lungo articolo che poi prosegue con suggerimenti per interventi e modifiche che dovrebbero essere fatti all’interno nella scuola.

Si può notare come le numerose metafore utilizzate hanno acuito da una parte il tono critico dell’autore e dall’altra hanno reso bene (in certi punti anche troppo a mio parere) la tragicità della situazione.

A prescindere dall’accordo o meno con il pensiero di Lodoli, l’articolo è un ottimo esempio di come le metafore siano ampiamente utilizzate nella cronaca di tutti i giorni e in questo caso abbiano permesso di alleggerire la lettura di un pezzo abbastanza lungo, che altrimenti sarebbe stato bypassato dai lettori.


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