Prigionieri della propria vita

Mezirow insegna Educazione degli adulti presso il Teachers College della Columbia University e i suoi testi sono considerati dei classici per i formatori.

Una frase che accompagna spesso la presentazione dell’autore è la seguente:

In quanto discenti adulti siamo prigionieri della nostra storia personale”

Qualsiasi cosa facciamo o che abbiamo fatto, contribuisce a costruire reti di significato che ci permettono di interpretare non solo il presente, ma anche passato e futuro. Ognuno avrà quindi interpretazioni molto diverse sul mondo e sulle persone, che derivano da ciò che ha sperimentato.

Usare la metafora di prigionia evidenzia una visione negativa che Mezirow vuol dare di queste nostre mappe di significato: definirle prigioni va contro la possibilità di sperimentare il senso di protagonismo che si dovrebbe provare nella propria vita. Ma l’autore vuole proprio sottolineare la difficoltà che percepiamo molte volte di fronte al bisogno di cambiare o semplicemente apprendere qualcosa di nuovo e utile non solo nel lavoro ma anche nella propria vita. Nelle esperienze routinarie, a prevalere sono le azioni meccaniche che abbiamo elaborato durante la nostra storia e solo situazioni di crisi o traumi segnano solitamente dei cambiamenti.

Mezirow insegna quindi come facilitare gli adulti nell’apprendimento, spiegando il funzionamento dei processi di cambiamento in modo da stimolare nel discente la voglia costante di imparare e cambiare senza che sia necessario un trauma.

 

 

2 risposte a “Prigionieri della propria vita”

  1. Certo Nicola, anch’io penso che talvolta sia utile oltre che confortante: senza routine non saremmo in grado di gestire i molteplici aspetti della nostra vita. Ma queste non devono prevalere sulla possibilità di cambiamento che abbiamo, altrimenti non si cresce e le azioni meccaniche prima o poi diventano obsolete, tanto da portare a una crisi appunto..

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