La parola: concessa e tolta come un oggetto

Non sempre siamo in situazioni in cui si può parlare liberamente: a volte dobbiamo seguire delle regole che impongono sia quando dobbiamo/possiamo parlare che quando non ci è concesso farlo.

È interessante notare come le metafore che utilizziamo per indicare lo scambio di battute siano verbi che solitamente utilizziamo per parlare di oggetti concreti, facendo pensare al linguaggio e alla produzione orale come a qualcosa di tangibile. Vediamone alcuni esempi:

 

Dare/concedere la parola

In discussioni formali può esserci una persona addetta a scegliere chi sarà il parlante successivo e in questo caso si dirà appunto che” la parola alla persona o gliela “concede, se si vuole sottolineare ulteriormente la disparità di ruoli e la posizione inferiore che ha la persona che vorrebbe parlare.

 

Togliere la parola

Così come la parola si concede, si può anche revocare: si toglie la parola quando si interrompe un discorso sovrapponendosi al parlante. Si può anche togliere il diritto di parola e in quel caso la persona non potrà più intervenire nel discorso da quel momento in poi.

 

Rubare la parola

Si ruba la parola quando si anticipa la persona che avrebbe diritto di parlare e le si impedisce quindi di esprimersi. La metafora ha un’accezione negativa poiché questa possibilità viene solitamente usata dalle persone per evitare che venga detto qualcosa di sconveniente nei loro confronti, giocando in maniera scorretta rispetto all’atro parlante.

 

Prendere la parola

Si prende la parola quando ci si auto candida come prossimi parlanti, anche se non è detto che sia legittimo il momento scelto.


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