Differenza tra me e te: metafore di Tiziano Ferro

Nell’ultimo singolo che sta spopolando su radio, televisione e internet, Tiziano Ferro non solo non delude le aspettative dei migliaia di fan, ma torna in scena con un ennesimo successo. L’apprezzatissimo cantante piace molto al pubblico oltre che per la sua voce, per il potere di arrivare dritto al cuore con parole sincere e incisive che lasciano a lungo il segno dopo averle ascoltate.

Nella canzone “La differenza tra me e te” ci sono in particolare alcune metafore che Tiziano Ferro ha scelto e che regalano ancora più potere a questo testo che ha scalato in pochissimi giorni le classifiche.

“.. Il tuo sorriso spegne i tormenti e le domande..”

La metafora sottolinea che qualsiasi sofferenza o incertezza sparisce di fronte al sorriso dell’altra persona. La sua bellezza è tale da fare dimenticare tutto e donare felicità all’istante.

“..se la mia vita ogni tanto azzerasse l’inutilità di queste insicurezze..”


La vita di per sè non ha possibilità di agire, ma si personifica con una metafora per indicare la speranza che con le azioni di tutti i giorni si possano dimenticare le insicurezze che danno tanto tormento e vivere più serenamente.

“..Ma se un bel giorno affacciandomi alla vita, tutta la tristezza fosse già finita..”

La metafora della vita continua e stavolta la tratta come fosse un punto da cui poter guardare, da cui avere una panoramica del suo andare e scoprire che non sta più soffrendo. Il cantante mette in risalto come a volte, paraddossalmente, non ci rendiamo conto di quello che proviamo perchè siamo presi a vivere i singoli momenti e perdendo la visione d’insieme non ci rendiamo conto che un brutto periodo può essere passato e ci siano già stati cambiamenti. A volte è necessario riuscire a distaccarsi e guardare da un altro punto di vista per poter seguire le nostre evoluzioni.

E ora non mi resta che augurarvi buon ascolto..

Ci facciamo cuocere o siamo reattivi?

Questa è una breve storiella che rappresenta con una metafora la triste situazione dell’Italia oggi. La tendenza a lasciarsi andare, adagiandosi all’andamento dei fatti, è molta, anche in tempi in cui più che mai bisognerebbe farsi sentire. Ma non scoraggiamoci, siamo sempre in tempo a riprenderci il nostro futuro!

metafora italiani

Curriculum vitae: espressioni da evitare assolutamente

Prendendo spunto da una raccolta di strafalcioni scritti nei Curriculum Vitae e messi in rete dal sito www.ridichetipassa.net , riporto alcuni errori che mostrano immediatamente i danni che si possono fare utilizzando metafore inappropriate o inesatte.
Sono un laureato in economia e commercio, vi scrivo perché voglio diventare un manager con la A maiuscola...

(Si dice di essere qualcuno con la maiuscola iniziale per indicare che non si è uno qualsiasi, ma un manager ad esempio che si sa distinguere dagli altri e per questo va trattato come nome proprio: ma bisogna almeno avere l’accortezza di scrivere la giusta iniziale della professione!)

Vi chiedo di essere infiltrato nella vostra Banca dati…

(Il verbo infiltrare utilizzato in metafora ha un’accezione negativa e non è certo questa la connotazione che si vuol dare al proprio curriculum!)

In risposta al Vostro annuncio premetto che dispongo di un ampio bagagliaio d’esperienza

(In questo caso è errata la parola: bagaglio è ben diverso da bagagliaio!)

Sono in offerta speciale perché tra due giorni mi dimetto..

(Trattarsi come merce in saldo non ha assolutamente un valore positivo, inoltre in un CV bisogna sapersi vendere bene, non svendere!)

La vostra offerta mi inebria

(I fumi dell’alcol inebirano, un’offerta al massimo può stuzzicare, essere stimolante o entusiasmare!)

Vi allego una breve ma mi auguro chiara circumnavigazione delle mie esperienze professionali

(Sarebbero state appropriate metafore come “panoramica” oppure “quadro”, ma circumnavigazione è assoltamente fuori luogo ed esagerata)

La mia può sembrare un’Odissea, ma Ulisse in confronto non è nessuno, ho viaggiato per tutta la vita.

(La metafora è adeguata, ma dà l’idea di immodestia che spesso non è ben valutata in situazione di selezione)

Come potete vedere il mio è un curriculum variopinto

(Anche in questo caso la metafora non è appropriata!)

Nonostante sia saldamente in sella al vertice aziendale

(Questa metafora dà l’idea che si stia parlando di un fantino e non di un manager!)Sicuramente molte di queste metafore mal utilizzate vi avranno strappato una risata, ma non è questo l’obiettivo di un colloquio di lavoro, quindi occhio alle figure retoriche!!!

Confindustria: concezione dell’azienda-meccanismo


Nonostante abbiamo visto come una corretta concezione d’azienda non si possa basare sul meccanismo, ma su un organismo vivente, è proprio la Confindustria che mantiene questa superata idea.Il logo di Confindustria rende immediatamente visibile la metafora d’azienda: sotto gli artigli dell’acquila si vede infatti un ingranaggio.

Una metafora che sottolinea quale sia l’idea che si ha dell’azienda, ma che per numerosissime ragioni (già argomentate lo scorso post) risulta essere una visione che non può andare rispondere alle esigenze del mercato di oggi orientato al cliente e all’ambiente esterno come forse non aveva mai fatto prima d’ora.
Ma è tempo di riformare anche queste apparenti banali immagini metaforiche che hanno in realtà un forte impatto. Un nuovo modo di imprendere e gestire dovrebbe partire anche dall’alto perchè se le piccole e medie imprese possono ancora concedersi il lusso di sbagliare orientamento, non lo può fare un’istituzione che dà direttive e normative in materia.

Sky: metafora delle costruzioni nell’ultima pubblicità

L’ultima pubblicità di SKY punta su una metafora per convincere i clienti ad abbonarsi. Questa volta non si trova nelle parole ma nelle immagini: tante persone che costruiscono con i lego ciò che preferiscono, creando una serie di oggetti tra loro molto diversificati. La metafora sottolinea che gli abbonamenti Sky si possono fare su misura, scegliendo solo i canali a cui si è interessati e creando qualcosa ad hoc. È un modo immediato e chiaro per far capire che non ci sono degli abbonamenti prestabiliti (come normalmente accadeva e di cui ancora oggi si può disporre), ma ognuno è libero di scegliere cosa vedere costruendosi la soluzione ideale. È una pubblicità che vuole convincere che fare un abbonamento non è spreco, come invece possono pensare molti utenti insoddisfatti di abbonamenti preconfezionati che propinavano anche una serie di canali che poi rimanevano inguardati. E in questi tempi in cui si cerca di risparmiare sull’eccesso il rischio di rinunciare a un abbonamento di cui non si è totalmente soddisfatti è alto, così che la trovata pubblicitaria calza proprio a pennello proponendo una soluzione per evirare sprechi.


L’incontro col destino: quando i protagonisti sono ragazzi

In questi giorni si è molto parlato del tragico incidente che ha coinvolto Marco Simoncelli, giovane pilota delle moto GP. Lo ha ricordato l’Italia intera con frasi e lacrime provenienti per la maggior parte da giovanissimi. L‘incontro con la morte è sempre un tema duro, tanto più se i protagonisti sono i giovani: anche se si sanno i rischi delle corse in moto, nessuno vuole prende mai seriamente in considerazione la morte di un ragazzo. In sella alla sua moto, un pilota ventenne sembra invincibile con la grinta e il coraggio che dimostra.

Le parole di Guccini nel testo di “Canzone per un’amica” descrivono benissimo questa idea:

“.. Quando si è giovani è strano, poter pensare che la nostra sorte venga e ci prenda per mano..”

 

Ed è proprio per questo motivo che la tragedia ha colpito così tanto il cuore di tutti e le metafore per ricordare Simoncelli sono state molte, queste quelle che mi hanno colpito di più:

“Campione del sorriso”

“Un angelo volato via”

“Campione bambino”

“Coraggioso guascone”

 

Come riconoscere le metafore nel linguaggio quotidiano

Esiste un trucco per scovare le metafore che usiamo tutti i giorni e che la maggior parte delle volte passano inosservate. Ogni post di questo blog ne mette in risalto qualcuna, ma non sempre è chiaro come riconoscerle, soprattutto quando si presentano durante la giornata in una canzone o fra le righe di un articolo di giornale.

La regola più semplice è che qualsiasi parola (compresi i verbi) diventa metafora nel momento in cui la si utilizza in contesti diversi da quelli a cui appartiene il suo significato, quando cioè non facciamo riferimento al suo significato letterale. Nel dizionario troviamo la voce “in senso figurato o metaforico” per sottolineare l’accezione di un termine quando viene utilizzato in contesti in cui non viene preso alla lettera.

Esempio:

Essere accecati” in senso letterale significa che non si ha la possibilità di vedere. “Essere accecati dalla rabbia” si utilizza invece in senso metaforico per indicare non una persona non vedente, bensì quando si è talmente arrabbiati da non voler vedere più niente e agire solo in reazione a quanto ci ha fatto adirare senza prendere in considerazione nient’altro.

Oppure:

L’attore è nato il 12/09/1967” In questo caso il verbo nascere fa riferimento alla venuta al mondo della persona, ben diverso è invece questo utilizzo: “Nasce come attore comico per poi diventare attore drammatico”: in questo caso lo stesso verbo viene utilizzato per descrivere l’esordio dell’attore nel campo cinematografico. È comunque una nascita intesa come ingresso in qualcosa di nuovo, ma ovviamente è in senso metaforico perché la nascita biologica avviene una sola volta.

Le prime volte serve un po’ di esercizio per scovare le metafore poiché non sempre la differenza fra significato letterale e simbolico è subito evidente, tanto più nei modi di dire o altre espressioni a cui siamo abituati e che non abbiamo mai pensato essere metafore.

Voi riuscite sempre facilmente a distinguerle? Quando scrivete le scegliete appositamente o vi scivolano dalla penna (o tastiera) senza pensarci troppo?

Il processo formativo: un cerchio che spesso non si chiude

La formazione in ambito aziendale è oggi all’ordine del giorno in molte realtà e perfino le aziende di piccole dimensioni ricorrono a degli interventi formativi, se non altro in materia di rischi e sicurezza.

Di formatori ce ne sono molti e provengono da lauree di diverso stampo che vanno da psicologia, a economia, filosofia, scienze della formazione fino a giurisprudenza. Di esperti di contenuti che possono trasmettere nozioni importanti ai lavoratori ce ne parecchi, ma questi si occupano solo della parte più evidente della formazione: il momento in aula.

Ci si dimentica spesso di tutto ciò che sta a sostegno di un processo formativo:  dalla definizione degli obiettivi con la committenza alla valutazione finale di quanto davvero è servito il corso (cioè dell’efficacia della formazione) e quindi i riscontri pratici per l’organizzazione.

Il problema della valutazione è decisamente cruciale: infatti se tutti sono d’accordo sul fatto che sia necessaria per avere dei risultati che serviranno per dare un feedback al commitente, per progettare altri corsi ma anche per legittimare l’intervento stesso, sono davvero pochi quelli che mettono in atto un qualche tipo di valutazione.

Dante Bellamio, nella presentazione del libro “Valutare in formazione” (FrancoAngeli, 2002) riassume in questo modo quanto argomentato sopra, utilizzando la metafora del cerchio:

(la formazione, n.d.a.) Dovrebbe completare l’anello che congiunge le fasi del processo formativo, in una logica ricorsiva: ma il cerchio spesso non si chiude.”

Recuperare i prigionieri della concorrenza

In un volantino di un vecchio corso di formazione aziendale trovato in internet, ho letto di un progetto dedicato al miglioramento delle strategie aziendali che cercava di convincere i clienti all’acquisto con il seguente slogan:

“I concorrenti non fanno prigionieri e i clienti sanno chi detiene il potere.”

A livello retorico è subito chiaro il punto a cui si vuole arrivare utilizzando questa metafora: se i concorrenti rubano i clienti, questa non è una condizione definitiva, bensì bisogna attivarsi con nuove strategie che facciano tornare le persone alla propria organizzazione.

Il cliente è libero di scegliere, ma per convincerlo a preferire la nostra azienda dobbiamo essere in grado di garantire per lui dei reali vantaggi che lo trattengano oltre l’interesse e la curiosità iniziali. La fidelizzazione del cliente sarà garantita se per lui la situazione è vantaggiosa, ma non bisogna confondere fidelizzazione e prigionia e ricordarsi di mantenere buoni i rapporti e sempre aggiornati i prodotti altrimenti il cliente se ne andrà da una concorrenza che sente rispondere meglio alle sue esigenze.

Obiettivi irraggiungibili sui nostri percorsi

Forse Kung fu Panda 2 non è il massimo dell’ispirazione poetica e letteraria, ma quando l’ho visto mi ha colpita molto una metafora che hanno utilizzato gli autori per descrivere gli obiettivi impossibili.

Per far capire all’antagonista che conquistare la Cina sarebbe stata un’impresa folle e irrealizzabile, le parole di uno dei personaggi sono state:

Il calice che hai deciso di riempire è un calice senza fondo. Devi mettere fine a questa pazzia!”

Ritagliandola dal contesto originario del film, la metafora può essere utilizzata in molti altri contesti. Nella vita di tutti i giorni infatti ci aiutiamo spesso nell’organizzazione delle attività quotidiane e lavorative fissando degli obiettivi. Questo modo di procedere può essere molto utile e produttivo, ma gli obiettivi che scegliamo devono essere realizzabili e farci raggiungere risultati anche piccoli, ma che nell’insieme possano portare anche a grandi cambiamenti.

Agire seguendo questo metodo può regalare grandi soddisfazioni, ma è necessario sapere dosare gli obiettivi, altrimenti si rischia di porsi mete troppo grandi giungendo all’insuccesso e diventando perennemente insoddisfatti dalla situazione attuale.

Inoltre avere obiettivi al di fuori di un’ambizione ragionevole (che può comunque essere molto alta) implica lo spreco di energie e tempo in attività che a lungo andare non solo non porteranno ai risultati sperati, ma peggioreranno anche la situazione di partenza.

L’ambizione quindi va bene, ma da diluire in piccole dosi!