Metafore in filosofia: anche la riflessione si può impigliare

Premetto di non essere grande esperta di filosofia, ma tra le letture estive programmate quest’anno, spuntano anche un paio di testi di carattere filosofico.

Ho da poco cominciato “L’idea della fenomenologia” di Husserl e già nelle prime righe sono emerse molte metafore. In particolare vi riporto lo stralcio in cui l’autore descrive la difficoltà di conoscere le cose che osserviamo e che ci circondano:

“Gli imbarazzi in cui si impiglia la riflessione sulla possibilità di una conoscenza che colga le cose stesse…”.

Il problema che inquadra principalmente Husserl è l’esigenza di una scienza che abbia per oggetto l’essenza stessa della conoscenza, ma che proceda col metodo e rigore tipico del ragionamento scientifico e non, come invece spesso è accaduto, utilizzando il nostro modo di percepire, confondendo le leggi della scienza con quelle del nostro pensiero.

La metafora utilizzata dall’autore (Gli imbarazzi in cui si impiglia la riflessione) sta proprio a sottolineare come l’utilizzo di un atteggiamento naturale verso le cose va incontro sicuramente a contraddizioni e lacune (imbarazzi) che non consentono lo svolgersi naturale della riflessione, compromettendola se non addirittura bloccandola.

Il testo prosegue snocciolando uno a uno i problemi implicati nel processo di conoscenza e di scienza, sempre perseguendo l’obiettivo husserliano del rigore e definizione di criteri di validità oggettiva del discorso filosofico.

L’autore ha cercato di essere il più chiaro possibile per permettere la comprensione dei ragionamenti ai suoi allievi (sono testi scritti per lezioni universitarie) e con un po’ di pazienza risulta comprensibile anche ai profani come me: per chi ha voglia quindi di impegnarsi un pochettino, lo consiglio come lettura utile per ampliare lo sguardo sul mondo.

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