Manovra: i disoccupati sfuggono alla stretta sugli stage

In questi giorni sta giungendo al termine la tanto discussa manovra e uno dei punti più caldi per giovani e lavoratori in mobilità è il provvedimento sugli stage e tirocini. La manovra prevede che il periodo di tirocinio massimo da svolgere post laurea sia di 6 mesi: una rivoluzione in alcune facoltà che prevedevano almeno un anno di tirocinio obbligatorio al termine, ma una novità  anche per i disoccupati che usufruivano di questa possibilità come speranza di assunzione futura.

Nell’articolo de Ilsole24ore, di Andrea Carli e Gabriele Fava, gli autori discutono di questi aggiornamenti definendo l’intervento una stretta: la metafora ha una connotazione decisamente negativa e fa chiaramente percepire il parere degli autori al riguardo.

Personalmente non condivido questa critica: se è vero che per disoccupati e lavoratori in mobilità il tirocinio è un’ottima possibilità di inserimento (ed è quindi sacrosanto il diritto che venga mantenuto per loro), per gli studenti diventa spesso un periodo di lavoro non retribuito, ampiamente sfruttato da aziende e organizzazioni.

Inoltre spesso al termine di questi tirocini non segue un assunzione, bensì l’entrata di un altro tirocinante: un continuo ricambio gratuito a favore di molti dirigenti.

Credo quindi che questo punto della manovra sia un’ottima soluzione da tenere presente nonostante le numerose e inevitabili critiche che può suscitare.

 


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