Malattia mentale: lo stigma che dura una vita

Nonostante i progressi della scienza in questi ultimi decenni, rimangono ancora molti dubbi sulla malattia mentale: primo tra tutti il decidere se è di competenza medica- psichiatrica occuparsene (e intervenire quindi con medicine) oppure se debbano prendersene cura psicologi, psicoterapeuti, educatori e altre figure di sostegno che portino al cambiamento della persona senza coinvolgere necessariamente la sanità.

In questa sede non discuterò ulteriormente della malattia mentale dalla prospettiva degli specialisti addetti, bensì di come questa si ripercuota con conseguenze indelebili sulla vita degli individui che sono stati definiti tali.

Spesso sentiamo dire che la malattia mentale è uno stigma e mai metafora fu più azzeccata: come un marchio non abbandona per tutta la vita la persona e questo comporta non poche difficoltà di reintegrazione.

Quando una persona compie un atto giudicato folle, si candida alla malattia mentale e a volte basta poco per cominciare un circolo vizioso che può terminare nei modi più tristi, tra cui gli ergastoli bianchi di cui avevamo già parlato.

Una volta che questa etichetta è stata attribuita, tutte le persone si comportano di conseguenza, trattando diversamente i portatori di questo stigma che sono riconoscibili agli occhi di tutti.

Visto che la malattia mentale è un tema così delicato e pensando allo stigma che questa comporta per chi ne è “affetto” e per i suoi famigliari, invito tutti a stare molto cauti a giudicare, cercando di vedere al di là della diagnosi e ricordandosi che di fronte si ha sempre una persona.


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