Il ruolo della metafora nella malattia

Curiosando nel web ho trovato un interessante blog di MatteoVeronesi definito dall’autore stesso come Rassegna aperiodica di poesia e pensiero” .

Vi voglio raccontare del post del 3 giugno 2009 in cui Veronesi analizza l’utilizzo delle metafore per descrivere le malattie nella letteratura. In particolare sottolinea come molto spesso questa figura retorica sia utilizzata con accezione negativa e comporti un ulteriore emarginazione del malato:


(…)Le taglienti riflessioni sviluppate negli ultimi anni da Susan Sontag (da Malattia come metafora a L’Aids e le sue metafore, recentissimamente riuniti negli Oscar Mondadori sotto il titolo Malattia come metafora) hanno mostrato come i linguaggi della medicina, dei media e, in qualche caso, della stessa letteratura, adibiscano spesso la metafora a mezzo terroristico, a strumento di una specie di sortilegio che avvolge la malattia (il cancro come l’Aids) entro un alone di minaccia inesorabile, di fatale castigo, di degradante contaminazione.

L’invito che rivolge agli scrittori è quindi di riconsiderare i termini utilizzati e presentare le malattie sotto una luce diversa, con metafore che costruiscano scenari positivi (anche se a volte quasi impossibile in certe malattie) o almeno accettabili dal portatore della malattia e dalle persone che li circondano.

Bisogna essere molto sensibili in questi temi, cercando di evitare il più possibile degli etichettamenti degradanti ed emarginalizzanti.

Sulle metafore utilizzate nelle malattie avevo già scritto tempo fa, analizzando i verbi con cui descriviamo la ricerca della guarigione, ma bisogna sempre prestare attenzione anche a come parliamo della malattia stessa!


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