Il processo formativo: un cerchio che spesso non si chiude

La formazione in ambito aziendale è oggi all’ordine del giorno in molte realtà e perfino le aziende di piccole dimensioni ricorrono a degli interventi formativi, se non altro in materia di rischi e sicurezza.

Di formatori ce ne sono molti e provengono da lauree di diverso stampo che vanno da psicologia, a economia, filosofia, scienze della formazione fino a giurisprudenza. Di esperti di contenuti che possono trasmettere nozioni importanti ai lavoratori ce ne parecchi, ma questi si occupano solo della parte più evidente della formazione: il momento in aula.

Ci si dimentica spesso di tutto ciò che sta a sostegno di un processo formativo:  dalla definizione degli obiettivi con la committenza alla valutazione finale di quanto davvero è servito il corso (cioè dell’efficacia della formazione) e quindi i riscontri pratici per l’organizzazione.

Il problema della valutazione è decisamente cruciale: infatti se tutti sono d’accordo sul fatto che sia necessaria per avere dei risultati che serviranno per dare un feedback al commitente, per progettare altri corsi ma anche per legittimare l’intervento stesso, sono davvero pochi quelli che mettono in atto un qualche tipo di valutazione.

Dante Bellamio, nella presentazione del libro “Valutare in formazione” (FrancoAngeli, 2002) riassume in questo modo quanto argomentato sopra, utilizzando la metafora del cerchio:

(la formazione, n.d.a.) Dovrebbe completare l’anello che congiunge le fasi del processo formativo, in una logica ricorsiva: ma il cerchio spesso non si chiude.”

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