Il colloquio di lavoro: scontro, confronto, tranello, sfida?

Oggi essere preparati ad affrotare colloqui di lavoro è fondamentale vista la flessibilità dei contratti e la necessità di avere anche due o tre impieghi contemporanei. Il modo di porsi quando ci si prepara a sostenerlo può essere però completamente diverso.

In un vecchio inserto di “Il sole 24ore” (Job24, Il colloquio di lavoro, 2007) l’introduzione al colloquio di lavoro viene proposta in questo modo: ponendo di fronte all’alternativa di vederlo come scontro, confronto, tranello o sfida. Tutte metafore che hanno implicazioni molto diverse sul come agire di conseguenza per preparare al meglio il colloquio.

In linea di massima l’incontro dovrebbe servire sia al candidato che al selezionatore per conoscere le possibilità di entrambe le parti e i guadagni che avrebbero da una possibile collaborazione. La scelta di un nuovo dipendente è cruciale e non basta sfogliare il curriculum per verificarne la compatibilità con l’azienda. Molto si gioca durante il dialogo stesso che si instaura durante la selezione e l’abilità di “vendersi bene” è una delle tecniche che l’inserto del quotidiano vuole trasmettere al lettore.

Vediamo ora come le metafore utilizzate in principio mettono in guardia sulle varie configurazioni che può assumere la situazione:

  • può essere percepito come uno scontro quando sia candidato che selezionatore sono ben barricati dietro alle rispettive convinzioni e invece di aprirsi al dialogo che permetterebbe di valutare l’interesse reciproco, si sfidano cercando di lasciare l’altro senza parole, dimostrando la propria abilità. È superfluo dire che un colloquio di questo tipo non solo non persegue gli obiettivi previsti, ma risulterà infruttuoso per entrambe le parti e l’azienda pagherà anche in termini di immagine visto che un cattivo colloquio diventerà pubblicità negativa;
  • può essere inteso come un confronto e può essere positivo se ha carattere pacifico: entrambe le parti mostrano le proprie caratteristiche permettendo all’altro di valutarle;
  • si può pensare anche come un tranello: in questo caso il candidato starà sulle difensive e difficilmente sarà colloborativo nel colloquio. Le risposte possono quindi essere distorte in funzione di ipotesi su imbrogli tesi dal selezionatore. Alcune domande che vengono rivolte servono effettivamente a verificare la veridicità di quanto detto dal candidato, ma è inutile dire come mentire a questi piccoli tranelli non giova certo al potenziale dipendente;
  • infine il manuale ricorda che può essere inteso come una sfida: anche questa metafora non è profiqua da utilizzare per entrambe le parti visti i risvolti negativi che può avere e per via del fatto che non permette la negoziazione dei contenuti del colloquio e collaborazione tra partecipanti.

Oltre di un’ottima preparazione quindi, per affrontare un colloquio di lavoro c’è anche bisogno di riflettere un momento sul significato che ha per noi quel momento e cercare di trasformarlo nel caso la nostra visione sia negativa e controproducente quindi per gli esiti sperati.


Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *