La gabbia dei numeri primi

Sentirsi speciali è una delle gabbie peggiori che uno possa costruirsi.”

Il libro di Giordano parla di due persone che si sentono entrambe molto, troppo speciali rispetto agli altri. I due ragazzi si sentono talmente unici da riconoscersi in due numeri primi appunto. La singolarità a volte può essere positiva, ma in questo caso ha un’accezione totalmente negativa, in quanto è tale da non permettere somiglianze con nessun altro.

La percezione di unicità viene ribadita in tutto il romanzo, come fondamento costante della vita dei due, e come purtroppo accade, una semplice percezione soggettiva, se reiterata e soprattutto accolta anche dagli altri, diventa più reale che una parete di cemento. Come descrive con una metafora Giordano, una gabbia appunto. La solitudine provata, per essere superata ha bisogno di molto impegno sia dall’interno che dall’esterno della gabbia, in modo che le persone tornino a essere in contatto. Ma un impegno di questo tipo non tutti sono in grado di affrontarlo e spesso è più comodo continuare ognuno per la propria strada, ignorando i “prigionieri” che si incontrano lungo il cammino.

 

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