Metafore del cambiamento

Quando si arriva ad un certo punto della propria vita e si è insoddisfa tt i, non ci si accontenta più di quanto ci ha accompagnato fino a quel momento, si può decidere di dare un taglio col passato e cominciare a vivere in un altro stile, frequentando altre persone, cambiando lavoro, … Sono tante possibilità che si esprimono in vari modi in metafora e tra le espressioni più frequenti troviamo:

 

  • Cominciare una vita nuova

Si parla di cominciare per sottolineare come la partenza sia un’altra rispetto a quella della “vita precedente” per creare uno stacco almeno in senso figurato di un percorso in realtà lineare e progressivo quale è la vita.

 

  • Cambiare vita

Quasi come fosse un abito che non ci sta più bene o che è ormai liso, decidiamo di abbandonare la vecchia vita per appropriarci di una nuova. Pensare alla vita come un oggetto che si può possedere, sottintende una certa facilità nella scelta del cambiamento.

Questa espressione non verrà quindi utilizzata dalle persone che fanno fatica a lasciare le vecchie abitudini e che sanno che il passato continuerà ad influenzare inevitabilmente il loro futuro, bensì sarà pronunciata da chi non esita a intraprendere cambiamenti anche grossi, andando a modificare l’intera struttura del proprio cammino.

 

  • Dare una svolta

In questo caso la decisione non è così drastica come nelle espressioni precedenti: la vita rimane la stessa, solo si decide di proseguirla in un’altra direzione. Si utilizza una metafora stradale che, come abbiamo già visto, viene spesso scelta per descrivere il percorso di una persona.

 

  • Voltare pagina

Anche in questo caso il cambiamento è meno drastico rispetto alle prime due metafore: la vita è vista come un libro e se ci troviamo in una pagina che non ci piace più, basta voltarla e cominciare da una bianca, in cui possiamo ancora decidere quale sarà l’andamento.


Conoscere le metafore giocando

Imparare a conoscere e a utilizzare le metafore diventa un gioco per i bambini e in questo sito anche i più piccoli si possono cimentare nella sperimentazione dell’utilizzo di questa figura retorica.

Il sito si occupa più in generale di “sussidi alla didattica” con possibilità di interazione e divertenti esercitazioni sia per la lingua italiana che per storia e geografia.

I bambini sono oggi abituati al computer e a internet ed è bene conoscere queste iniziative a cui possono accedere per rendere l’apprendimento divertente e continuativo.

Negli ultimi anni la formazione si è estesa al di fuori della mera istituzione scolastica (dalle elementari all’università) e sono molteplici le possibilità di approfondire i propri studi e interessi grazie al web. Non ci resta quindi che imparare a sfruttare al meglio tutte queste risorse gratuite che abbiamo a disposizione e trarne i migliori risultati per la nostra crescita!


Sparare sulla croce rossa

Questo modo di dire nasce dalla descrizione di una delle azioni più vili che poteva essere compiuta durante la guerra: il tacito accordo di entrambi gli schieramenti prevedeva infatti che nessuno potesse sparare i soccorritori che andavano a recuperare i feriti sul campo.
Sparare sui soccorritori significava andare a colpire delle persone disarmate, innocue all’altro esercito e impegnate nel salvare vite umane.
Chi si macchiava di questa colpa era disprezzato come uomo, prima ancora che come soldato.

Oggi è diventato un modo di dire meno offensivo e grave che descrive delle persone che se ne approfittano di altre sapendo che non possono reagire. Può anche essere usato per indicare chi sfida qualcuno con capacità decisamente inferiori o in tutti quei casi in cui le parti siano squilibrate ed è quindi scontato l’esito di un qualsiasi confronto.

 


Il ruolo della metafora nella malattia

Curiosando nel web ho trovato un interessante blog di MatteoVeronesi definito dall’autore stesso come Rassegna aperiodica di poesia e pensiero” .

Vi voglio raccontare del post del 3 giugno 2009 in cui Veronesi analizza l’utilizzo delle metafore per descrivere le malattie nella letteratura. In particolare sottolinea come molto spesso questa figura retorica sia utilizzata con accezione negativa e comporti un ulteriore emarginazione del malato:


(…)Le taglienti riflessioni sviluppate negli ultimi anni da Susan Sontag (da Malattia come metafora a L’Aids e le sue metafore, recentissimamente riuniti negli Oscar Mondadori sotto il titolo Malattia come metafora) hanno mostrato come i linguaggi della medicina, dei media e, in qualche caso, della stessa letteratura, adibiscano spesso la metafora a mezzo terroristico, a strumento di una specie di sortilegio che avvolge la malattia (il cancro come l’Aids) entro un alone di minaccia inesorabile, di fatale castigo, di degradante contaminazione.

L’invito che rivolge agli scrittori è quindi di riconsiderare i termini utilizzati e presentare le malattie sotto una luce diversa, con metafore che costruiscano scenari positivi (anche se a volte quasi impossibile in certe malattie) o almeno accettabili dal portatore della malattia e dalle persone che li circondano.

Bisogna essere molto sensibili in questi temi, cercando di evitare il più possibile degli etichettamenti degradanti ed emarginalizzanti.

Sulle metafore utilizzate nelle malattie avevo già scritto tempo fa, analizzando i verbi con cui descriviamo la ricerca della guarigione, ma bisogna sempre prestare attenzione anche a come parliamo della malattia stessa!


Il tempo: meglio farselo regalare che rubarlo

Quando chiediamo un’informazione o un piacere a una persona, siamo in una posizione subordinata nei suoi confronti e dipendiamo temporaneamente dalla sua bontà d’animo.

I modi con cui possiamo chiedergli la disponibilità sono diversi e generalmente si utilizzano:

–        Posso rubarti un minuto?

–        Puoi concedermi un minuto?

In entrambi i casi con queste richieste si aumenta la nostra posizione di subordinazione e si permette all’altro di rifiutare la nostra richiesta. Nessuno è felice di farsi rubare qualcosa e d’altra parte anche il verbo concedere sottintende che l’altra persona ci sta accordando qualcosa quando potrebbe fare a meno.

Per aumentare la possibilità di ottenere ciò di cui abbiamo bisogno, consiglio di utilizzare una metafora positiva come “regalare” piuttosto che quella di “rubare”.

Se chiediamo al nostro interlocutore:

–        Puoi regalarmi un minuto?

Le possibilità che l’altra persona rifiuti sono decisamente minori poiché regalare ha sempre un’accezione positiva ed è molto più dura decidere di rifiutare di fare un regalo, che poi le costa poco, piuttosto che rifiutarsi di farsi rubare qualcosa.

E’ una piccola modifica in termini di formulazione della richiesta che però può avere anche degli effetti decisivi sull’esito.


Un giorno di pioggia..

Visto il tempo che ha dato inizio a questa settimana, non posso fare a meno che cominciare con una canzone a tema: In un giorno di pioggia dei Modena City Ramblers.

Una bellissima canzone di qualche anno fa, il cui ritornello

narra così:

E’ in un giorno di pioggia che ti ho conosciuta,
il vento dell’ovest rideva gentile
e in un giorno di pioggia ho imparato ad amarti
mi hai preso per mano portandomi via.

La metafora di un giorno di pioggia richiama un periodo triste della vita dell’uomo, ma temporaneo come una giornata uggiosa. Proprio in questo momento di tristezza è arrivato però l’amore a illuminare di nuovo i suoi giorni, grazie a una donna che l’ha preso per mano , portandolo lontano da questo stato.

Una bellissima e romantica immagine che riesce a trasmettere la magia dell’amore: capace di trasformare completamente le sorti di un uomo e riportare il sorriso su un volto prima coperto di lacrime.



Le farfalle nello stomaco..

Sentire le farfalle nello stomaco è un modo di dire che può essere utilizzato in più situazioni: innamoramento, creazione di un progetto importante, probabile assunzione o salto di carriera. In tutti quei casi in cui si sente uno strano formicolio nello stomaco e una piacevole agitazione attraversare tutto il corpo. La persona che le sperimenta è euforica e vorrebbe fare e strafare dando sfogo alla carica incredibile di energia che in quel momento è a sua disposizione.

Solitamente, per non svelare all’altro (da cui può dipendere la risoluzione positiva della situazione) questo stato, cerca di mantenere comportamenti normali, fingendo indifferenza e compostezza in attesa di conferma definitiva a questa ottima prospettiva futura.

In realtà tutta questa fatica serve a ben poco perché coloro che hanno le farfalle nello stomaco sono chiaramente distinguibili dalle altre persone per il sorriso ebete e i bellissimi occhi sognanti..


Un portafoglio pieno di… Grazie!

Poco fa mi è capitato di parlare con un amico, incontrato per strada: mi sembrava molto abbattuto e allo stesso tempo infastidito.

Quando gli ho chiesto se ci fosse qualcosa di storto, mi ha risposto:

Sono stato in coda un’ora per consegnare dei fogli ad un ufficio e ne ho consegnati alcuni anche per amici che non avevano voglia di fare lo stesso. Avrei potuto rifiutare o chiedere qualcosa in cambio, ma non ci sono riuscito.

Ora ho solo un portafoglio pieno di grazie.”

Con quest’ultima espressione è riuscito a riassumere più di quanto mi avesse detto precedentemente: la metafora richiama i soldi, simbolo che si aspettava una ricompensa concreta per il piacere che aveva fatto, mentre l’unica cosa che aveva ricevuto erano dei “grazie” e quelli, si sa, in un portafoglio non hanno molta utilità!

Questo spiega quindi il suo disappunto e il celato rimprovero verso se stesso, incapace di farsi valere in certe situazioni.

Una metafora spontanea, nata dalla rabbia, ma che ha avuto molto effetto e che non escludo di utilizzare in caso mi capitassero situazioni simili!


Proposta di rigenerare la scuola: non solo in metafora

Oggi voglio condividere con voi uno stralcio di articolo di Marco Lodoli, letto ieri su LaRepubblica.it. Già a poche ore dalla pubblicazione sono stati numerosissimi i commenti che ha scatenato l’autore con un tono decisamente critico riguardo un tema più volte discusso in giornali, siti, conferenze e manifestazioni. Si parla della scuola: la sua organizzazione e le scelte didattiche, il tutto farcito con moltissime metafore.

(…) il solito sacrosanto coro di lamentele accompagna come tutti gli anni la riapertura delle scuole (…)la Gelmini non ha aiutato granché il pericolante edificio dell’istruzione statale, anzi quando ha potuto ha mollato qualche bel colpo di piccone. E se il pesce puzza dalla testa, il resto del corpo è già abbastanza fradicio (…)
Ma vogliamo provare, invece di piagnucolare al vento, a dire come andrebbe corretta la scuola italiana, quali sono i deficit e quali i possibili rimedi? In che modo lo spirito del tempo ha inquinato l’idea della conoscenza, e come si potrebbe rilanciare il sogno di un mondo che studia, apprende, diventa comunità già nelle aule e nelle palestre e nei cortili della scuola? (…)
Tutto è cominciato a precipitare nel momento in cui qualcuno ha stabilito che l’emotività è l’unico campo in cui si realizza il giovane. Sappiamo bene l’importanza delle ragione del cuore di

Pascal, del pensiero emotivo, della forza creativa che vive nei sentimenti e certo non vogliamo che i nostri ragazzi a scuola divengano dei robot: però ho l’impressione che sia stata una debolezza micidiale la rinuncia alla logica, alla razionalità, all’analisi e alla sintesi, all’intelligenza che sa muovere i pezzi sulla scacchiera e le parole nel discorso e i numeri nei quaderni a quadretti.

Questo è solo un pezzo del lungo articolo che poi prosegue con suggerimenti per interventi e modifiche che dovrebbero essere fatti all’interno nella scuola.

Si può notare come le numerose metafore utilizzate hanno acuito da una parte il tono critico dell’autore e dall’altra hanno reso bene (in certi punti anche troppo a mio parere) la tragicità della situazione.

A prescindere dall’accordo o meno con il pensiero di Lodoli, l’articolo è un ottimo esempio di come le metafore siano ampiamente utilizzate nella cronaca di tutti i giorni e in questo caso abbiano permesso di alleggerire la lettura di un pezzo abbastanza lungo, che altrimenti sarebbe stato bypassato dai lettori.


Nuovi tovaglioli o nuove abitudini?

Per modificare le abitudini dei consumatori, i pubblicitari si devono dare molto da fare. Ad esempio la Foxy propone dei tovaglioli di carta “Gran Tavola” che si presentano più eleganti dei tovaglioli a cui si è abituati a pensare. La metafora dello slogan svela questa idea:

A tavola fiorisce la nuova eleganza

La metafora fiorisce viene ripresa dall’immagine della pubblicità che presenta 3 tovaglioli con ricami diversi da cui sono stati ricavati tre fiori bianchi su sfondo nero (già il colore richiama l’idea dell’eleganza).

Quello che si propone la Foxy è un obiettivo dalla grande ambizione: riuscire a cambiare le scelte dei consumatori abituati a ricorrere all’uso di tovaglioli di carta per pasti frugali o informali e portare a comprarli, al posto di quelli di tela, in occasioni più importanti, in cui si hanno ospiti per esempio.

Nello slogan si parla di nuova eleganza proprio per cercare di introdurre un nuovo elemento sulle tavole degli italiani che sia in linea con l’idea di tavola ben apparecchiata.

Proseguendo nel testo della pubblicità si legge anche morbidi come la stoffa: si cerca di far associare al prodotto una caratteristica che hanno quelli tradizionali appunto.

Questo è solo un piccolo spunto per avere un’idea della complessità di una pubblicità che solo superficialmente si propone di vendere il prodotto. La maggior parte delle volte il tutto è inserito in un ampio piano di marketing che prevede obiettivi tra loro molto diversi e che possono andare dall’informare semplicemente dell’esistenza di qualcosa a obiettivi più ambizioni come quelli di questa pubblicità, che propone appunto un cambiamento di abitudini.