Anche i software hanno un cuore

La febbre delle App di Appele sta mietendo moltissime vittime, tanto che anche a casa mia ho trovato nel cesto dei giornali un corso di programmazione per iPhone, iPad e Mac, nonostante non abbia nessuno di questi tre oggetti! Più per curiosità che per interesse  ho cominciato a sfogliare le pagine.

Il corso insegna a programmare applicazioni e questo necessita, oltre che di idee brillanti, anche di una certa conoscenza di informatica e degli algoritmi. Questo punto può ovviamente spaventare i lettori che potrebbero decidere di non comprare le successive edizioni.

Per convincere le persone che la programmazione non è né troppo macchinosa, né impossibile, nella parte teorica più impegnativa del fascicolo gli autori hanno utilizzato una serie di metafore e accorgimenti per cercare di far superare questo primo blocco e trattenere i lettori.

Le intenzioni del paragrafo sono preannunciate dal titolo “L’algoritmo, il cuore di ogni software”: oltre ad indicare la parte centrale, fondamentale al funzionamento, questa metafora avvicina il mondo della tecnologia al funzionamento del corpo umano, conosciuto a tutti. Per trasmettere lo stesso significato gli autori avrebbero potuto definire l’algoritmo come il motore di ogni software, ma in questo caso si sarebbe rimasti in una logica meccanica troppo fredda.

Il testo continua parlando per prima cose degli ostacoli più evidenti “conoscenza del linguaggio informatico” e “affrontare meccanismi non intuitivi” poi seguiti da rassicurazioni che permettano di superarli. Il linguaggio è infatti una serie di simboli condivisi dai parlanti che può rivelarsi una barriera alla comunicazione laddove non siano noti a entrambi. La seguente metafora, affrontare, sottolinea come un po’ di fatica nell’applicarsi dovranno farla, ma il verbo promette un esito positivo.

Si prosegue poi con un “lungi dall’essere fredda,…, la programmazione è creatività pura: l’idea di trasformare in metafora un procedimento soggetto a logica ferrea in un’arte, permette di attrarre tutti quei lettori che hanno acquistato il primo numero più perché si sentono inventori di idee che per effettiva capacità a programmare e non sono pochi!

Gli autori giocano un po’ in tutto il fascicolo ad alleggerire argomenti complessi, grazie anche all’aiuto di una grafica chiara ed esplicativa (a volte anche troppo!), chissà se riusciranno nell’intento di catturare potenziali programmatori per l’intera durata del corso (ben 40 fascicoli!!)!

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