Ricordi, rughe e insulti ai salutisti: come inziare il 2013

Il primo post del 2013 è dedicato al buon umore e la Littizzetto si è rilevata un’ottima candidata! Le metafore che riporto sono tratte dal suo libro “Sola come una gamba di sedano” (Mondadori, 2001) che è stato uno dei sui più clamorosi successi su carta. Nei mini capitoli che comopongono il libro (al massimo di due facciate) sono raccontate scene e riflessioni quotidiane con una trasparenza e ironia che oltre a farti sorridere, ti avvicinano alla scrittrice le cui lamentele sono a volte un triste sfogo.

A partire dall’ostinato rifiuto verso salutisti e sportivi:

“Poi ci sono quelli che proprio non capisco. Questi qui, dico, che ci hanno la fissa delle cose naturali. Questi adoratori del genuino, questi sacerdoti del viver sano, questi rigidi caporali dal fisico sull’attenti… ma su! Già siamo nati per soffrire, vogliamo aggiungere ancora fiammelle ai nostri roventi inferni personali?”

littizzetto frasi

Per passare all’invettiva contro le rughe:

“La rughetta è un flagello. E come tutti i flagelli arriva. Indesiderata. Subdola.”

E parlare di come affiorano i ricordi:

“Esistono nella vita due tipi di nostalgie. Quelle invernali e quelle estive. Le prime sono le più appiccicose, tengono caldo come trapunte, si insinuano intorno alle feste di Natale portate dalla Tramontana o dalla pioggia che cade di stravento. Quelle estive invece sono più lievi. Impercettibili, ti solleticano il cuore e vivono nei profumi, nei suoni, nei sapori di passati più che mai presenti.”

E per finere (ma solo per oggi!), una descrizione del rapporto tra la donna e la tecnologia:

“Si sa. Il computer, quello, è maschio. Certo, ti fa arrabbiare, a volte si inchioda, è testardo, ma c’è di buono che al momento giusto lui sa diventare un altro, in un attimo è grande grande grande e le tue pene non le ricordi più. La stampante no. Lei è femmina e, quindi, per definizione bisbetica. Funziona soltanto quando lo decide lei. Inutile tormentarla: aumenta i capricci. Io a volte le parolo e le dico: “Dai, Canny (si chiama Canon, ma preferisce il diminutivo), siamo tra donne, dimmi cosa c’è che non va… parla, confidati….”. Niente. Teme solo l’abbandono. Se faccio finta di andarmene via sbattendo la porta si turba. Gorgoglia, mi strizza l’occhiolino del led luminoso e poi mi butta i fogli addosso come leggere carezze. Queste femmine!”