Il tempo è denaro: non solo per dire

Quello che sembra essere solo un modo di dire, viene invece naturalmente considerato concretissimo nei dialoghi quotidiani: emerge in modo marcato la concezione che abbiamo del tempo come denaro, utilizzando verbi che sono propri di quest’ultimo.

Per rendere immediati i nostri riferimenti, riporto alcuni esempi di come il tempo sia trattato alla stregua del denaro:

  • Guadagnare tempo

Si dice quando si compiono azioni efficaci o si prendono scorciatoie nel tragitto in modo da riuscire a impiegare meno tempo del previsto e averne quindi di più a disposizione per ciò che si deve fare in seguito.

  • Spendere tempo

Si utilizza quando si vuole sottolineare come una certa azione o persona ci abbia occupato una parte del nostro tempo senza avere risultati proficui.

Ho speso tutta la giornata a cercare di capire quale fosse il problema, senza venirne a capo”

Ho speso tutto il pomeriggio con lui e non son riuscita a concludere niente!”

  • Gestire al meglio il tempo

In questo caso il tempo si intende come risorsa limitata che va ripartita in modo ottimale per riuscire a fare tutto quello che ci si è proposti.

  • Investire le ore/le giornate

Il tempo si investe quando ci si impegna in attività che non danno subito dei risultati concreti, ma che ci permettono in futuro di puntare a qualcosa che non potremmo avere coi mezzi attuali.

  • Risparmiare tempo

E’ un modo di dire utilizzato soprattutto se si vogliono richiamare delle persone sottolineando come sia meglio per loro smettere cose inutili o in quel momento poco pertinenti e concentrarsi maggiormente su ciò che è importante.

“Ti conviene risparmiare tempo pensando meno ai tuoi sogni e impegnandoti invece in qualcosa di più utile!”

  • Rubare tempo

Si dice quando si sta perdendo del tempo ritenuto importante e solitamente si è infastiditi perché la causa è un’altra persona.

“Con le tue chiacchiere stai rubando del tempo prezioso al mio progetto!”

Come vedete colleghiamo spesso il tempo al denaro e sicuramente mi saranno sfuggiti altri utilizzi particolari, quindi sono bene accetti suggerimenti e proposte per altre metafore su tempo e denaro!

Metafore di orientamento

Riprendendo la distinzione che Lakoff e Johnson effettuano delle metafore, si possono individuare le metafore strutturali, le metafore di orientamento e le metafore ontologiche.

La descrizione che gli autori compiono è molto utile per comprendere queste figure retoriche.

Oggi in particolare vi parlo delle metafore di orientamento, con i relativi esempi di utilizzo per riconoscerle nei discorsi quotidiani.

Le metafore di orientamento organizzano i concetti localizzandoli rispetto ad altri. Spesso si riconoscono perchè accompagnate da indicatori spaziali come su-giù, dentro-fuori, davanti-dietro, sopra-sotto, in profondità-in superficie, centrale-periferico.

Questi orintamenti spaziali derivano dalla costituzione del nostro corpo e dal suo funzionamento nell’ambiente che ci circonda, in quanto si basano sulla nostra esperienza fisica e culturale.

Ad esempio:

  • Contento corrisponde a su → “Essere su di morale
  • Triste corrisponde a giù → “Essere giù di morale”, “Mi sento giù

Il riferimento alle basi fisiche è evidente: la posizione a capo chino si associa solitamente all’idea di tristezza, invece la posizione a testa alta ad uno stato emotivo positivo.

Questi significati sono profondamente radicati nella cultura e variano quindi nel mondo.

(LAKOFF & JOHNSON, Metaphors we live by, 1980)

Ogni persona è un abisso, ma a volte ce ne dimentichiamo

Ogni persona è un abisso… vengono le vertigini a guardarci dentro.”

Questa frase tratta da “La tigre e la neve” è una di quelle maggiormente ricordate del film di Benigni. Il suo successo ha confermato quello che a mio parere è uno dei talenti più sviluppati del regista-attore-comico: riuscire a trasmettere dei messaggi molto profondi e spesso anche critici in un modo talmente semplice da farli sembrare banalità. Benigni è in grado di coinvolgere lo spettatore e arricchirlo con contenuti profondi che se fossero trattati in forma più seria e complessa farebbero molta più fatica ad essere accolti.

Rispetto alla citazione, oltre ad apprezzare molto questa descrizione della persona, penso che sia anche un utile consiglio per tutti ricordare che siamo degli abissi: siamo tutti ricchi di sfaccettature e caratteristiche che ci rendono profondamente unici e complessi. E soprattutto quando le persone non ci attraggono particolarmente, bisogna sforzarsi di non concentrarsi solo su quell’aspetto e ricordasi cosa l’altro rappresenta. Se in qualcosa non si va d’accordo, è facile finire per generalizzare questa piccola parte della persona alla sua interezza, dimenticando tutto quello che questa rappresenta. Se si riesce invece a ricordare che l’altro è un abisso, non necessariamente finirà per piacerci, ma riusciremo almeno a ricordarci la sua complessità e non lo escluderemo ingiustamente con inutili e controproducenti pregiudizi.

Metafora: la chiave di organizzazione del discorso

Insieme alle definizioni di metafora già date nell’introduzione del blog, ne ho trovata un’altra interessante e utile!

Minnini definisce la metafora come una chiave universale di organizzazione del discorso che realizza una sintesi tra processi cognitivi e linguistici. È una sostituzione paradigmatica di parole in grado di attivare un ragionamento analogico tra ambiti concettuali diversi ed esige una transazione di contesti che dà un nuovo senso all’evento discorsivo.

Le metafore organizzano il parlare in maniera peculiare, offrono alle parole un senso duplice che permette di scorgere relazioni altrimenti insospettate e così facendo rivelano schemi interpretativi e reti cognitive che appartengono al pensare. La selezione del percorso interpretativo attivabile è strettamente correlata alle caratteristiche dell’interprete, al suo vissuto, alle sue esperienze.

Le ragioni che sottendono il ricorso di ognuno a particolari pertinentizzazioni metaforiche fanno tutt’uno con la sua storia sociale e personale” (Minnini, 1986, p. 144)

(MAZZARA B.M. (2002), Metodi qualitativi in psicologia sociale, Carocci Editore, Roma.)

Scoppia l’estate: si conta qualche ferito..

Da qualche anno a questa parte sembra che l’estate arrivi ogni volta all’improvviso e le temperature passano dai 15° ai 30° nel giro di pochissimi giorni. Probabilmente è vero che non esistono più le mezze stagioni che preparano gradualmente ai mesi più caldi e per sottolineare il carattere improvviso e irruento di questo fenomeno si utilizza il verbo scoppiare.

Letteralmente scoppiare significa esplodere, rompersi in tanti pezzi e in metafora permette di esprime qualcosa di improvviso, comparso violentemente. Quando l’estate irrompe in questo modo, non c’è altro da fare che “armarsi” per farle fronte con condizionatori e molta acqua per prevenire la disidratazione. Sebbene infatti lo scoppio sia solo metaforico, spesso non mancano dei veri feriti, soprattutto tra le fasce a rischio della popolazione, tra cui gli anziani.

Il caldo appesantisce le attività quotidiane affaticando le persone e le ripercussioni negative sono ancora maggiori se si presenta da un giorno all’altro.

Vieniviaconme: gioiello che passa dalla Rai a La7

La Rai perde un gioiello e La7 lo raccoglie”

Ultimamente c’è tensione nella progettazione dei palinsesti Rai e il “prestito” di Vieniviaconme a La7 ne è ulteriore evidenza. Nonostante il programma abbia avuto molto successo non ci sono stati infatti tentativi di riproporlo: né richieste a Fazio né a Saviano. In questo modo la Rai, come sottolinea il titolo di Repubblica, perde davvero un gioiello: sia per via dell’audience registrato che ha permesso notevoli guadagni pubblicitari, sia per l’immagine. Anche gli spettatori più affezionati iniziano a nutrire dei dubbi sull’azienda che tiene in bilico altri programmi molto apprezzati come “Che tempo che fa” , sempre di Fazio, e “Anno Zero” condotto da Santoro. Il malcontento deve essere gestito meglio dalla Rai che insieme a questo gioiello rischia di perderne altri e con tutte le concorrenti in gara e la potenza delle pay tv è davvero difficile tenere il confronto.

L’acqua, il cuore, il nodo, le parole…tutto in gola!

Oggi riporto tutte le metafore che son riuscita a recuperare con la parola gola: sono davvero tante ed è interessante vedere come si riferiscano a cose molto diverse!


-Avere l’acqua alla gola

Viene utilizzato quando si vuole evidenziare uno stato di grossa difficoltà dovuto a svariate ragioni (soprattutto di natura economica, ma si dice ad esempio anche quando si è alle strette coi tempi). Così come chi sta per affogare cerca qualsiasi appiglio per poter sopravvivere, chi si trova in questo stato è spinto a volte a scegliere delle soluzioni che sono un compromesso non sempre piacevole, ma spesso l’unico possibile in quel momento.

– Avere un nodo/groppo in gola

Si dice quando non si riesce a parlare per la troppa emozione e la sensazione è appunto quella di qualcosa che blocca le parole in gola.

– Avere il cuore in gola

Si usa in situazioni di tensione in cui l’angoscia e la preoccupazione sono tali che il cuore sembra battere in gola.

– Cantare/Urlare a piena gola

Utilizzando il massimo della potenza possibile.

– Bagnarsi la gola

Dissetarsi, bere.

– Far gola

Fare invidia a qualcuno.

– Prendere per la gola

Si dice quando si convince qualcuno a fare qualcosa per cui inizialmente era mal disposto, ingolosendolo con aspetti per lui molto interessanti.

– Le parole morte in gola

Le parole muoiono in gola quando si vorrebbe dire qualcosa e si ha già pronta anche la frase, ma per via della situazione che si è creata si preferisce tacere.

 

 

Vuoi riparare l’auto? Benvenuto nella giungla!

La giungla delle riparazioni auto”

titola in questo modo l’articolo di La Repubblica che riporta un’inchiesta di Altroconsumo con scoraggianti risultati per chi vuole far controllare l’auto prima delle vacanze.

L’associazione ha testato 30 officine tra Milano, Roma e Napoli portando a riparare e controllare auto con lievi guasti: nei risultati totali si può leggere come solo una delle 30 si sia collocata nella posizione migliore (ottimo) per prestazione e prezzo, mentre sono state ben 8 (quasi 1/3!) a meritarsi l’ultima posizione (pessimo servizio).

Il titolo del quotidiano esprime con una metafora l’incertezza che l’automobilista prova dovendo scegliere dove portare la macchina, non potendo quasi mai essere sicuro che il prezzo pagato corrisponda effettivamente al servizio e, ancor peggio, che la riparazione sia stata efficace.

La giungla infatti rende bene l’idea poiché è un terreno denso di vegetazione che rende faticoso l’attraversamento del territorio, ma anche la visuale a breve raggio. Le piante sparse ovunque danno un senso di mancanza di regole e la fitta disposizione fa mancare l’aria provocando uno stato di irrequietezza che termina solo quando si riesce ad uscire dalla giungla.

Così come per affrontare al meglio questo terreno insidioso è bene accompagnarsi con esperti che facciano da guida, allo stesso modo per controllare la propria auto senza brutte sorprese è bene affidarsi nelle mani di qualcuno di fiducia o a riparatori di comprovata affidabilità!

 

 

Amazzonia: massacrati i difensori del polmone del mondo

L’Amazzonia, conosciuta anche come foresta amazzonica, si trova in America del Sud ed è da sempre considerata il polmone della Terra per via dei 5.5 milioni di km² di zona boschiva.

È noto come con il processo di fotosintesi clorofilliana le piante trasformino anidride carbonica e acqua in glucosio e come sottoprodotto della reazione venga generato ossigeno. È facile quindi capire del perché si utilizzi la metafora di polmone della terra per parlare dell’Amazzonia, che da sola si stima (o meglio, si stimava!) produca il 20% dell’ossigeno mondiale.

Il tema della deforestazione in questa zona è sempre stato al centro di dibattiti, anche se spesso i risultati di queste discussioni sono stati principalmente indignazione e risentimento più che concreti miglioramenti a livello di salvaguardia del territorio.

Oggi si è aggravato ancora di più il bilancio di questa lotta per salvare la natura dall’insaziabile uomo e si contano addirittura 6 omicidi in meno di un mese: vittime sono persone che hanno cercato di difendere la propria terra. Il Corriere della Sera parla di una lista di 125 persone “da eliminare” prossimamente, sempre per la stessa causa.

Sono ancora da definire i colpevoli e i moventi, ma oltre a questi delitti, di indecenze per l’Amazzonia ce ne son state fin troppe e sarebbe ora di finirla sconfiggendo una buona volta il terribile dio denaro.

La luce che entra in un cuore spezzato

“Grazie per avermi spezzato il cuore, finalmente la luce riesce a entrare”

Irene Grandi racconta così la delusione d’amore che dopo averla fatta soffrire, le ha permesso di sperimentare una gioia nuova. Nel momento in cui è stata ferita, si è vista infatti costretta a guardarsi intorno e notare ciò che prima, innamorata dell’uomo, non immaginava.

La metafora sottolinea come un evento inizialmente considerato negativo e molto doloroso, possa trasformarsi in conseguenze decisamente positive, in grado di ridonare serenità. Addirittura il miglioramento è tale da farle ringraziare la persona che l’ha fatta soffrire.

Se si pensa a posteriori ad alcune storie terminate malamente è in effetti probabile trovare dei risvolti positivi (ne è prova anche il detto “Non tutto il male vien per nuocere!”), ma una riflessione di questo tipo che arriva fino alla gratitudine, nonostante sia auspicabile, è abbastanza rara da trovare!