Prigionieri della propria vita

Mezirow insegna Educazione degli adulti presso il Teachers College della Columbia University e i suoi testi sono considerati dei classici per i formatori.

Una frase che accompagna spesso la presentazione dell’autore è la seguente:

In quanto discenti adulti siamo prigionieri della nostra storia personale”

Qualsiasi cosa facciamo o che abbiamo fatto, contribuisce a costruire reti di significato che ci permettono di interpretare non solo il presente, ma anche passato e futuro. Ognuno avrà quindi interpretazioni molto diverse sul mondo e sulle persone, che derivano da ciò che ha sperimentato.

Usare la metafora di prigionia evidenzia una visione negativa che Mezirow vuol dare di queste nostre mappe di significato: definirle prigioni va contro la possibilità di sperimentare il senso di protagonismo che si dovrebbe provare nella propria vita. Ma l’autore vuole proprio sottolineare la difficoltà che percepiamo molte volte di fronte al bisogno di cambiare o semplicemente apprendere qualcosa di nuovo e utile non solo nel lavoro ma anche nella propria vita. Nelle esperienze routinarie, a prevalere sono le azioni meccaniche che abbiamo elaborato durante la nostra storia e solo situazioni di crisi o traumi segnano solitamente dei cambiamenti.

Mezirow insegna quindi come facilitare gli adulti nell’apprendimento, spiegando il funzionamento dei processi di cambiamento in modo da stimolare nel discente la voglia costante di imparare e cambiare senza che sia necessario un trauma.

 

 

La ricetta della felicità

Quanti giornali, blog, servizi tv ci offrono costantemente ricette per la felicità? Sebbene consapevoli che la felicità non sia una torta né una pozione, siamo sempre attratti da questo titolo e diamo una sbirciata agli ingredienti che ci propongono. Ci attrae perché ci dà l’idea di qualcosa di semplice e ci vengono svelati non solo gli elementi necessari per raggiungerla, ma anche le loro combinazioni e dosi! E così iniziamo a leggere una per una tutte le componenti dell’elenco.

Superfluo è ricordare la speranza che si spegne di fronte alla banalità di quei consigli una volta finiti di leggere.

Si abbandona così la lettura delle dritte preconfezionate e ci si ricorda che la nostra felicità è diversa da quella di chiunque altro e la combinazione degli elementi che la compongono, siamo noi a doverla decidere: anche nella dose!

Il nostro mondo prezioso

Nelle pubblicità della rivista Geo, accanto al nome compare questo slogan

Il nostro mondo è prezioso. Conservarlo conviene.”

La rivista si occupa di una porzione molto ampia di fenomeni che riguardano un po’ tutte le parti del mondo. Gli articoli trattano di tradizioni, attualità, reportage su zone più o meno conosciute del nostro globo che permettono di scoprire ricchi giacimenti di storia e tradizioni disseminati sul territorio.

Dedicare una rivista al nostro patrimonio, consente di valorizzarne l’esistenza e far crescere la speranza che la conoscenza stimoli la voglia di tutelare queste bellezze.

La filosofia alla base della rivista rende palese l’uso della metafora “prezioso” come aggettivo per descrivere il mondo. Così come un metallo pregiato o una pietra, il mondo ha un valore molto elevato che si esprime nelle sue culture e paesaggi. E come ogni cosa preziosa che possediamo, la dobbiamo custodire e conservare al meglio delle nostre possibilità.

L’ossigeno della Pepsi

Wayne Calloway fu amministratore delegato della PepsiCo e ha definito in questo modo l’importanza della crescita aziendale:

Lo sviluppo è ossigeno puro.”

Così Calloway descrive il modo di lavorare e pensare della PepsiCo, che non si focalizza solo sulla produzione e sul fatturato annuale, ma parte integrante dell’attività aziendale consiste nello sviluppo.

Come l’ossigeno è indispensabile per la vita organica, lo sviluppo dell’azienda è indispensabile per l’esistenza della PepsiCo: è sia lo strumento per conseguire risultati finanziari, che parte essenziale della cultura aziendale.

Visitando il sito ci si rende conto di quanto davvero questa impresa creda e investa nello sviluppo, non solo diretto alle risorse interne, ma coinvolgendo anche i clienti a proporre nuove idee tramite concorsi e incontri.

Ed è proprio questa voglia di crescere sempre costante che ha caratterizzato il successo di uno dei leader mondiali della produzione di bibite.

La gabbia dei numeri primi

Sentirsi speciali è una delle gabbie peggiori che uno possa costruirsi.”

Il libro di Giordano parla di due persone che si sentono entrambe molto, troppo speciali rispetto agli altri. I due ragazzi si sentono talmente unici da riconoscersi in due numeri primi appunto. La singolarità a volte può essere positiva, ma in questo caso ha un’accezione totalmente negativa, in quanto è tale da non permettere somiglianze con nessun altro.

La percezione di unicità viene ribadita in tutto il romanzo, come fondamento costante della vita dei due, e come purtroppo accade, una semplice percezione soggettiva, se reiterata e soprattutto accolta anche dagli altri, diventa più reale che una parete di cemento. Come descrive con una metafora Giordano, una gabbia appunto. La solitudine provata, per essere superata ha bisogno di molto impegno sia dall’interno che dall’esterno della gabbia, in modo che le persone tornino a essere in contatto. Ma un impegno di questo tipo non tutti sono in grado di affrontarlo e spesso è più comodo continuare ognuno per la propria strada, ignorando i “prigionieri” che si incontrano lungo il cammino.

 

Una formazione tutta da ridere

Che ridere sia un toccasana per la salute, non è una novità. È una novità piuttosto che ci sia una scuola che insegni a coltivare l’humor! Di questo istituto ne parla Paolo Fantuzzi in un articolo di Il Venerdì di Repubblica e il titolo con cui lo introduce annuncia:

L’humor è un farmaco

Sono stati infatti provati scientificamente i benefici del buon umore, che favorisce il rilascio di endorfine e soprattutto migliora i rapporti sia lavorativi che sociali in genere.

Parlare di farmaco forse è un po’ eccessivo visto che il buon umore riguarda la salute della persona e non la sanità, in cui rientra l’uso dei farmaci. Inoltre un farmaco è qualcosa di artificiale, creato chimicamente che si allontana dalla genuinità di una risata. Resta il fatto che rimane un ottimo rimedio trovare il lato comico di una situazione, anche nei momenti più critici.

Il punto di forza di quest’istituto è distinguere la comicità dalle qualità innate e ricondurla a una delle competenze che si possono apprendere. Sono così attivi dei corsi, seminari e stage che spaziano dalla humor terapia in ambito didattico, all’humor business, dalla scrittura umoristica allo psico-umorismo applicato ai rapporti di coppia.

Sono previsti veri e propri percorsi che comprendono esercizi e studio, perché anche saper ridere non è cosa da poco!

La primavera di De Andrè

Nelle canzoni di De Andrè le metafore sono così tante e così belle che è difficile fare preferenze. Alla fine, per affetto verso la canzone, ne ho scelta una che parla di Bocca di rosa.

Molti ormai conoscono la donna che ha scombussolato il paesino di Sant’Ilario e che fu cacciata proprio per via delle molte passioni accese. Ma Bocca di rosa, oltre ad aver provocato l’ira delle donne, ha scaldato i cuori di tanti uomini, così che quando l’accusata si appresta a partire, la tristezza di questi è molta e De Andrè la esprime tramite una scritta dipinta su un cartello:

Addio bocca di rosa con te se ne parte la primavera.”

La primavera esprime freschezza, speranza, giovinezza, novità, tutto ciò che Bocca di rosa era riuscita a portare in un paese in cui la quotidianità aveva smorzato l’entusiasmo e la passione.

Con la partenza della donna il paese intero (“..dal commissario al sacrestano..”) vede svanire il clima gioioso che si era creato per quel breve periodo, così come del resto breve è la primavera.

Ma come ogni stagione, ricorre nel tempo e con la prossima primavera sicuramente nuove speranze e passioni avvolgeranno i cuori di Sant’Ilario.

 


Autogol della Moratti nello scontro con Pisapia

L’errore fatale della Moratti durante il confronto televisivo con Pisapia è subito rimbombato in tutti i giornali, tg e internet. Il passo falso è stato definito da molti giornalisti un autogol del sindaco e proprio in questo modo titola anche un articolo di La Repubblica.

L’autorete è definita come un errore compiuto da un giocatore che porta in vantaggio l’avversario, regalandogli del punteggio. Dai dati dei sondaggi della trasmissione di ieri sera, si nota come i punti regalati dalla Moratti siano davvero molti (troppi!), più di quelli che la candidata si sarebbe potuta giocare. Durante la prima parte della trasmissione la Moratti vantava infatti, secondo i sondaggisti del premier, di 7 voti contro i 5.5 di Pisapia. Ma proprio grazie alle infondate accuse ricevute, Pisapia ha guadagnato una possibilità di risalita ormai abbandonata a un passo dalla chiusura della trasmissione e i punteggi si sono ribaltati a 5 per la Moratti contro 6.5 di Pisapia.

Come è noto a ogni sportivo, l’autogol non è un semplice errore, ma qualcosa destinato a oscurare per un periodo l’immagine del calciatore che ha sbagliato. In questo caso il sindaco si è giocata la reputazione di figura posata e corretta e si è trascinata una serie di prime pagine che offuscheranno, almeno in questi giorni, la sua candidatura.

Tra le righe di Nabokov

Mio padre era un uomo amabile e indulgente, una macedonia di geni razziali: cittadino svizzero, aveva antenati francesi ed austriaci, con un tocco di Danubio nelle vene”.

Nelle prime pagine di Lolita (Nabokov, 1955) il protagonista descrive così il proprio padre. Il termine macedonia, che è normalmente utilizzato per descrivere un insieme eterogeneo di frutta, viene impiegato per narrare la provenienza paterna. Così come la macedonia è ricca di diverse qualità di frutti, che ne sono la peculiarità e merito della bontà, anche il padre viene identificato con un miscuglio di nazionalità.

L’utilizzo di questa metafora esalta il carattere positivo della disomogeneità, che rende l’uomo interessante e importante. Questa scelta dimostra il rispetto verso la figura paterna: se l’autore avesse voluto dare una connotazione negativa, avrebbe utilizzato probabilmente un’espressione come “incrocio di razze” che ricorda gli animali, abbassando notevolmente il grado della persona.

Questo è solo un esempio di metafora che rende almeno un pochino l’idea della scelta minuziosa e della ricchezza di termini con cui Nabokov avvolge il lettore.



Corri senza freni

E’ questo lo spot che la nike ha scelto per reclamizzare le scarpe da corsa ai piedi di Andrea Schilirò: il testimonial romano che per lavoro e passione gira, o meglio corre, di città in città. La sua è una vita sempre in movimento, alla ricerca di nuove sfide e sempre con un alone di libertà che lo accompagna nelle sue molte attività.

La metafora utilizzata nello slogan permette di racchiudere in 3 parole la descrizione di Andrea che troviamo maggiormente approfondita nel blog della nike:

Il divertimento ha le gambe di un uomo impossibile da addomesticare. È un uomo che ha inventato il vaccino contro badge, scrivania e computer.”

E lo slogane riesce appunto a trasmettere ai lettori la sensazione di correre senza ostacoli, senza fermarsi, senza pensare. La libertà del non avere freni, di chi non conosce la stanchezza fisica e di chi non vuole stare fermo ad aspettare. La piacevolezza di una corsa liberatoria senza che nessuno possa opporsi e rompendo quei freni che solitamente ci si sente addosso, che bloccano gli ingranaggi non solo delle gambe, ma anche della mente.