Gli psicologi: soccorritori della mente

I soccorritori della mente”

Titola così l’articolo della rivista Psicologia Contemporanea di Maggio e il testo è dedicato alla presentazione degli psicologi che lavorano nella psicologia d’emergenza. Questo è un campo particolare ed è necessaria una formazione specifica per quegli psicologi che intervengono sullo scenario di un disastro, in modo che siano in grado di affrontare una situazione di crisi e gestire al meglio le proprie e altrui reazioni emotive.

La metafora di soccorritori calza decisamente a pennello: che lo psicologo sia una professione d’aiuto è già consolidato nell’immaginario comune, ma il termine soccorritori sottolinea la peculiarità di questa specializzazione che indica appunto aiutare chi è in pericolo come lo può essere una persona che ha subito un trauma di questo tipo.

Normalmente in qualsiasi ambito l’essere soccorritori non si può improvvisare e una formazione specifica è dovuta anche per vigili del fuoco, pompieri, pronto soccorso e tutti coloro che sono istituzionalmente riconosciuti come parte di una rete di servizi. Ovviamente queste operazioni richiedono un investimento da parte di enti e organizzazioni, ma questo è ampiamente ripagato in termini di efficienza ed efficacia del servizio svolto.

Enel affronta la fidelizzazione

L’energia che ti ascolta

Il pay off della pubblicità Enel mette in evidenza con una metafora l’orientamento al cliente dell’azienda.

A parlare è l’energia in prima persona, come se la società di fornitura elettrica fosse di per sè energia a servizio delle persone.

Uno slogan di questo tipo è molto delicato da progettare in quanto l’allaccio elettrico è un servizio utilizzato dalla quasi totalità delle famiglie in Italia ed Enel è il leader del settore. Nonostante l’elettricità sia una spesa necessaria, sono molte le lamentele riguardo ai servizi e ai prezzi della società, tanto che alcune piccole concorrenti nate negli ultimi anni sul territorio nazionale hanno acquisito abbastanza facilmene clienti, attingendo dal bacino degli insoddisfatti.

Questo è una dei punti più aspri del problema, infatti quando Enel non si doveva preoccupare della concorrenza, poteva permettersi disguidi che oggi non gli sono più concessi e anzi, deve riuscire a farsi percepire come vicina al cliente e alle sue esigenze più di tutti i concorrenti.

Ascoltare significa non solo fare attenzione, ma anche dare retta ed è una sfida che la società sta giocando anche con l’aiuto di numerose attenzioni all’impatto ambientale e allo sviluppo di nuove proposte (l’auto elettrica promossa insieme alla smart per esempio).

Ma Enel dovrà impegnarsi molto per essere in grado di mantenere la promessa del pay off, perchè ci sono già commenti ironici che utilizzano la stessa loro frase, ma in modo interrogativo…

Che ruolo hanno i valori aziendali?

Andando a sbirciare il sito dell’Auchan, mi ha colpito il verbo utilizzato per descrivere la vision aziendale:

I valori che ci accompagnano nella nostra attività sono la fiducia, la condivisione e il progresso.”

Mi ha sorpreso l’uso di accompagnare perché solitamente accanto alla parola valori si sceglie un verbo come ad esempio “guidare”. Essere guidati rende perfettamente l’immagine di un azienda in cui ogni attività è pensata e gestita all’insegna di tali principi.

Il verbo accompagnare fa invece pensare che siano qualcosa di temporaneo e da cui si possono distaccare da un momento all’altro.

Questa metafora separa i valori dall’azienda, quando invece il concetto che auspicabilmente si vorrebbe far passare è che i valori sono incorporati in essa.

Insomma, per definire la vision e quindi la progettazione degli obiettivi e azioni aziendali, sarebbero state più appropriate altre metafore: “I valori che ci rispecchiano…” oppure “I valori che ci sostengono…”.

Possono sembrare differenze banali, ma l’immagine trasmessa è diversa e un copywriter è giusto che sappia usare al meglio tutte le sfumature che le parole concedono.

Se la scarpa respira, cosa accade?

Il respiro di una scarpa ha fatto respirare anche il bilancio di un’azienda! 

Lo slogan che oggi viene automaticamente associato alla parola Geox è stato davvero un ottimo lavoro dei copywriter. Utilizzare la metafora respira fa intuire immediatamente la rivoluzione del brevetto: il piede rimane asciutto perché il sudore fuoriesce.

La frase d’effetto ha raggiunto risultati che non sarebbero stati pari neanche con una spiegazione dettagliata del funzionamento della membrana o puntando solo sulla qualità della scarpa.

E’ interessante notare questa scelta perchè normalmente le frasi d’effetto in pubblicità vengono utilizzate quando il prodotto non ha caratteristiche particolari rispetto agli altri, ma deve in qualche modo essere ricordato. Si tende quindi ad apprezzare lo slogan o il testimonial che lo pronuncia, non focalizzandosi sul prodotto vero e proprio.

La Geox in realtà proponeva un prodotto con molto da raccontare, ma doveva fare attenzione a come presentarlo per non annoiare con caratteristiche tecniche o farlo sembrare adatto a un target molto ristretto (ad esempio una scarpa ortopedica). È riuscita quindi in una metafora a descrivere tutto ciò che racchiude la scarpa, posizionandosi in un target di giovani oltre che di adulti e anziani a cui poteva interessare maggiormente il prodotto salutare piuttosto che di moda.

Visti i risultati, ottimo questo pay off della Geox!

I ricordi un tempo erano traguardi

E’ assurdo pensare che giunti a un traguardo, neanche ci arrivi e diventa un ricordo”

Nell’ascoltare questa frase di Tiziano Ferro non ho potuto fare a meno di sorridere. Le canzoni riescono a volte a scattare delle fotografie del vissuto quotidiano che sono davvero incredibili.

A quanti di noi è capitato di essere concentrati con mente e corpo su un obiettivo che col tempo è diventato solo una piccola tappa nel percorso che stiamo seguendo? E nonostante abbiamo impiegato dei mesi e lavorato sodo per raggiungerlo, capiamo che non solo non è altro che la partenza per un altro percorso molto più lungo e avventuroso, ma che spesso non è neanche un vero traguardo, piuttosto una meta di passaggio.

E quando è passato diventa subito un ricordo appunto, uno dei tanti obiettivi raggiunti e portati avanti. A volte il pensarci suscita tenerezza per via del valore che attribuivamo a quel traguardo e a quello che invece diamo in quel momento.

Ma d’altra parte l’intera vita è da considerarsi un insieme di piccoli e grandi traguardi che si succedono e l’entusiasmo di ogni giorno nasce anche dall’impegnarsi in queste piccole grandi sfide.

 

Il punto interrogativo nella nostra vita

Il punto interrogativo è un segno di punteggiatura che è posto alla fine di una frase o di una singola parola per indicare una domanda.

L’espressione punto interrogativo è utilizzata come metafora per esprimere incertezza, assenza di conoscenza in un determinato campo o argomento, ma anche rassegnazione rispetto a qualcosa di cui si vorrebbe sapere di più, ma non si hanno gli strumenti o le possibilità per poterlo fare.

Il futuro è un punto interrogativo” si usa per indicare che non c’è ancora niente di certo rispetto a ciò che ci aspetta. E soprattutto nelle condizioni attuali non è ancora possibile trovare risposte.

Anche nella scienza ci sono molti punti interrogativi e ne nascono sempre di nuovi col progredire della ricerca. Ci sono delle aree di cui si sa ancora talmente poco che l’unica cosa che si puo’ fare è porsi domande, nella speranza che a breve ci saranno le condizioni per poter dare delle risposte.

Nella propria vita ognuno ha dei grandi punti interrogativi, ma fortunatamente molti col tempo trovano delle risposte e ciò che sembrava impossibile sapere, è diventato via via un punto interrogativo sempre più sfocato.

Azienda in malattia

In psicologia del lavoro si parla spesso di azienda malata per sottolineare una situazione di blocco dell’organizzazione, la non perfetta funzionalità in termini di performance o benessere dei lavoratori. Si parla di malattia e non di crisi perché non è un problema in termini economici, o meglio, non lo è direttamente. La criticità è a livello di gestione dell’azienda, in particolare a livello delle risorse umane, che porta ad esempio scarsa comunicazione, assenteismo, mancanza di lavoro in team. Queste sono solo alcune delle conseguenze di una gestione errata o non più al passo con le richieste del mercato, che comporta una situazione di emergenza che può essere curata con un intervento di consulenza o formazione che ripristini un assetto in grado di supportare la crescita dell’azienda.

Alcune organizzazioni sottovalutano il problema per la mancata implicazione diretta di conseguenze economiche. Bisogna invece tenere presente che la metafora malattia non è assolutamente casuale: sottolinea come una buona cura possa essere sufficiente a ristabilire la sanità dell’organismo, ma se il malessere viene trascurato può avere anche risvolti drastici sul bilancio aziendale.

Carpisa presenta i suoi attori

Nella presentazione della mission, Carpisa descrive in questo modo lo spirito di squadra con cui agiscono le varie filiali:

Un gruppo in cui tutti siamo attori e ci sentiamo partecipi di una storia vincente.”

La metafora di attori non è molto utilizzata per parlare dei dipendenti di un’impresa, ma bisogna riconoscere che è molto ingegnosa ed efficacie nel suo intento! È bello pensare al personale come ad attori che stanno recitando una parte in uno spettacolo e che si impegnano direttamente e attivamente nella realizzazione.

Il termine attori porta a pensare ai dipendenti come persone a cui è assegnato un copione al momento del loro ingresso nell’azienda e che questo gli permetterà di gestire al meglio il ruolo da ricoprire.

Inoltre immaginare l’azienda progettata come uno spettacolo porta a

  • credere che sia sviluppato ogni dettaglio in modo minuzioso: tutti hanno un ruolo ben preciso da svolgere, un attore non è mai superfluo;
  • rende l’idea di armonia: i vari reparti coopereranno nella stessa direzione per inscenare il risultato finale.

Infine pensare a degli attori fa percepire uno stretto legame fra le persone, che va oltre le relazioni che normalmente si stabiliscono fra dipendenti.

Visti i molteplici pensieri positivi che suscita la metafora, Carpisa è decisamente promossa a pieni voti nel suo utilizzo!

 

Ognuno ha una montagna da scalare

La metafora della montagna viene spesso utilizzata per indicare un ostacolo molto grande che si frappone tra il proprio percorso e obiettivo.

Ognuno ha la propria montagna: che sia un esame impossibile da superare per uno studente o il riuscire a imparare una lingua straniera per un adulto, l’ostacolo è soggettivo e a volte siamo noi stessi a costruircelo, anche quando non c’è.

Jovanotti nella canzone Ora utilizza questa metafora non tanto per indicare le difficoltà che comporta un ostacolo quando cerchiamo di affrontarlo, quanto il fatto che l’ostacolo diventa realmente insormontabile se si rinuncia ad affrontarlo.

Non c’è montagna più alta di quella che non scalerò”

Spesso dei problemi che ci sembrano impossibili si superano raccogliendo le forze necessarie sia dentro di noi che dall’esterno: a volte può bastare il sostegno di amici, altre è necessario acquisire nuove competenze per poter proseguire.

Ma come ricorda cantando Lorenzo, bisogna provarci!

Anche se magari con tanta fatica e investendo molto tempo, si arriverà alla cima. Se invece non proviamo a metterci in gioco, l’ostacolo diventa la rinuncia alla nostra scalata.

http://www.youtube.com/watch?v=YHqgTcBlHx8

È più facile costruire una casa o una famiglia?

Il verbo costruire significa fabbricare, edificare, ma è spesso utilizzato come metafora per indicare un’azione duratura, volta a un obiettivo che comporta fatica ma che ha solide basi per rimanere nel tempo.

Solitamente si parla di costruire una famiglia, un progetto di vita o una carriera lavorativa. Sono tutti impegni a lungo termine che richiedono un notevole investimento di sforzi e costanza, sia nel momento della costruzione che nel mantenimento, ma che normalmente danno ottimi risultati.

Il significato che si vuol trasmettere utilizzando la metafora è lampante se si pensa a quando non la si utilizza: ad esempio, a nessuno verrebbe in mente di “costruire un week end con gli amici”. Per programmi poco impegnativi e a breve durata si utilizza al massimo progettare, che è molto più astratto e può essere soggetto a notevoli modifiche, se non addirittura annullato.

La differenza tra i due verbi è ancora più evidente se si parla con chi ha già una famiglia: costruirla non sarà stato sicuramente facile come progettarla!